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Accesso alla conoscenza o alle Istituzioni della conoscenza

Nel discutere se un'università debba essere "aperta" non si può prescindere dalla definizione del tipo di accesso di cui si parla. Da un lato, si può parlare di libero accesso alla conoscenza (che è il tipo di accesso/apertura su cui immaginavamo di impostare questo dibattito). Dall'altro, è anche possibile discutere di libero accesso alle istituzioni della conoscenza: alcuni commenti inviati nella sezione Commentare una definizione vanno in questo senso.

Re: Accesso alla conoscenza o alle Istituzioni della conoscenza

Riportiamo qui alcuni i commenti relativi al termine "Università Aperta", per facilitarne una discussione più ampia sul forum:

Aprire realmente
By Domenico Gurzì on April 20, 2009, at 10:30 am
Perché l'università sia realmente aperta è necessario innanzi tutto che sia di libero accesso. Quindi: [1. NO ai test di ingresso per gli studenti] Le risorse devono essere disponibili ed abbondanti, accessibili e fruibili, dunque: [2. LIBRI, STRUMENTI sempre disponibili per tutti, anche online, senza limitazioni] La possibilità di ingresso e di crescita deve essere uguale per tutti, perciò: [3. l'università deve garantire il SOSTEGNO economico, culturale, di tutoraggio a chi lo richiede]

Re:Aprire realmente
By Rosario Furnari on April 20, 2009, at 12:01 pm
Sono d'accordo con Domenico. Su tutti i punti e pongo anzitutto l'accento sul primo punto: NO ai test d'ammissione ai corsi universitari. Ciò significa precludere a monte la conoscenza a chi ne fa richiesta; questo sistema inoltre depista gli studenti non ammessi, conducendoli a intraprendere altri corsi di laurea che spesso non interessano (tipico ripiego). A mio avviso "l'università aperta" dovrebbe quindi allontanare questo sistema di selezione, proponendo una selezione invece interna al corso, ovvero garantire l'iscrizione a tutti e aumentare la competizione fra studenti all'interno del corso con esami e prove (così stiamo parlando di diritto allo studio vero. Il diritto a laurearsi invece è tutt'altra cosa).

Ma noi siamo in Italia!
By andrea gibin on April 18, 2009, at 10:06 am
Tutte belle le cose che si dicono, stupende le dichiarazioni e gli intenti, ma a volte occorre anche guardare ed ascoltare la realtà; in Italia non chiediamo un'università aperta, basterebbe fosse accessibile! La burocrazia delle segreterie e dell'informatica, degli statini e dei programmi sono i più grossi ostacoli che uno studente vero incontra, serve più possibilità di comunicazione, servono persone preparate nell'amministrazione soprattutto! Speriamo nelle riforme e nei tagli perchè tanto aggiungere soldi in un sistema che non funziona non rende più efficiente il sistema, fa buttare denari!

"Universita Aperta"

Universities have royalties . Entrance test should have goal to controll proper matching between level of motivations between universities and students.Making books and tools etc free is not feasible to certain extent as there are copyright and royalties issues , students should find proper solutions to their queries with support of universities. Universities and Students should together contribute for economic and social development.

si ma...

sono d'accordo con l'abbattimento delle barriere d'ingresso come i test d'ammissione ma dovrebbe esserci un accompagnamento del liceale non un abbandono...a 18 anni come si fa a sapere con certezza cosa si vuole dal proprio futuro? Forse una maggior presenza dell'università nelle scuole superiori(quanto meno negli ultimi 2 anni)potrebbe creare un continuum e non due blocchi separati.

università

Sono daccordo con domenico, andrea, con i commenti precedenti insomma.
Allora propongo e mi chiedo: perchè lo stato, il ministero dell'istruzione nel dettaglio, non crei delle interfacce con cui i vari elementi formativi italiani comunichino e cooperino?
Queste interfacce permetterebbero alle università di capire la formazione ricevuta nell'ambiente di scuola secondaria superiore e viceversa permetterebbe a quest'ultimi di capire cosa serve a formare bene uno studente per l'università.
Anche le imprese e le aziende gioverebbero perchè troverebbero su di esse delle referenze, dei punti fissi su cui gli allievi sono stati formati.
E perchè non estendere queste interfacce alla conoscenza? Creare modalità con cui accedere alle informazioni...
Chi meglio di un ministero, superpartes per eccellenza e per definizione, può creare questo tipo di collante tra i vari soggetti formativi italiani?
Mi rendo conto della difficoltà realizzativa e implementativa, ma non scordiamoci che il ministero ha a disposizione i "cervelli" di tutte le università pubbliche italiane.
Avendo questi legami tra elementi, diventa possibile fruire facilmente le informazioni, cooperare e poter dialogare.

No ai numeri chiusi e alle frequenze obbligatorie.

La mia posizione su questo punto è no ai numeri chiusi, e di conseguenza ai test di ammissione, e no alle frequenze obbligatorie, anche se con qualche doverosa eccezione.

Partendo per primi dalla frequenza obbigatoria, una ragazza del Poli l'anno scorso, ha dimostrato con il suo esempio che non è necessario frequentare per ottenere buoni risultati nelle lauree tecniche, e questo è sempre stata una grande verità anche nelle facoltà umanistice. L'obbligo di frequenza va dunque abolito in quasi tette le facoltà, prevedendo un rafforzamento delle tecnologie informatiche di studio a distanza, per guegli studenti, che studiando con un lavoro a tempo pieno, sono fisicamente impossibilitati alla frequenza. E, da questo punto di vista, l'Università degli Studi di Torino, più ancora che del Politecnico, mi sembra un passo aventi: infatti con il sistema moodle, che pian piano, sta per essere esteso a tutti i corsi di laurea, ha tutta l'impressione di poter diventare un valido supporto sia per i frequentanti che no. Prsso il dip. di Informatica di Unito infatti, è possibile per alcuni corsi, tra tutti quelli quelli del dip. che sono su moodle (e sono tanti), avere adirittura i podcast audio e video delle lezioni ed è anche possibile organizzare se supportato dal corso, videoconferenze con i docenti.
Ogni corso presente su moodle, inoltre ha anche la possibilità di avere inglobati dei forum di discussione tra studenti e docenti, per eventuali dubbi e perplessita sui vari corsi. Insomma, esistono strumenti ormai che, se ben utilizzati, possono far sentire il tanto mistrattato studente non frequentante, uno studente non più mancante di molte cose per poter andare aventi.
Questo principio è giusto però, per tutti quei corsi di laurea che hanno a che fare con la vita fisica umana, ma anche animale e vegetale, perché è innegabile che sono campi di studio e di lavoro che richiedono una dedizione totale e un occhio di attenzione in più da parte dei docenti, per formare professionisti seri, preparati e non pericolosi per la vita altrui.

Lo stesso principio può valere per i corsi a numero programmato. Aboliamo pure i numeri chiusi ovunque ma non in quei corsi di laurea che ho menzionato quando parlavo delle frequenze non obbligatorie escludendole dal contesto.
Facciamo l'esempio del corso di Laurea di Medicina e Chirurgia sempre a Torino. Ogni anno questo corso ha una media di 1200-1300 potenziali preiscritti. Se tutti potessero iscriversi direttamente, i corsi del primo anno, che dovrebbero fare contemporaneamente da scudo selettivo, diventerebbero difficilissimi da gestire, con la conseguenza che non sarebbero altrettanto efficaci come se fossero fatti ad un gruppo più ristretto di persone: gli esami scitti ad esempio richiederebbero tanto tempo per essere corretti e forse, per l'alto numero di scritti potrebbero anche correre il rischio di essere mal corretti, senza pensare a come poter organizzare degli orali. Risultato, si rischierebbe di avere studenti al terzo al quarto anno che, non avendo potuto fare al meglio i corsi del primo magari incominciano ad avere qualche difficoltà non dipendanti dal loro modo di studiare o di approcciari alla professione medica.
Quindi dei corsi a numero programmato ci vanno, ma solo pochi e solo se necessario.

In ogni caso è il metodo di selezione che va assolutamente cambiato: basta test cretini che invece di testare se uno può avere attitudine alla professione di quel corso di leaura, al massimo, riescono a testare se hai propensione per lo studio, ma che in realtà non servono neppure a quello.
Per quei pochi corsi di laurea particolarmente delicati, dove non è possibile non fare selezione e non obbligare alla frequenza, meglio dei corsi propedeutici da fare qualche tempo prima dell'iscrizione con un esame di selezione finale tenuti dai dei docenti delle facoltà interessate allo scopo di determinare il più possibile e comunque in modo più sensato, la propensione alla Medicina, piuttosto che alla Veterinaria, piuttosto che alla biologia o alla psicologia a scopo terapeutico e non a scopo teorico, etc.

Entrare all'università e ... poi abbandonarla!

Condivido molto del commento di SimonLeo, ma diventa difficile valutare quali davvero siano quei corsi "particolarmente delicati" che necessitano forme di selezione all'ingresso. Siamo tutti d'accordo su Medicina o Veterinaria, ma prendiamo in considerazione le lauree umanistiche: alle facoltà di Giurisprudenza accedono ogni anno migliaia di studenti che ci restano poi letteralmente impantanati anche per 10 anni!!!Se la selezione non la fanno prima infatti, molti corsi bloccano poi gli studenti e questo crea una sorta di effetto imbuto, in cui molti scelgono solo dopo anni di abbandonare lo studio. Non so cosa sia più frustrante, se entrare e non riuscire a completare l'università oppure non entrarci affatto? Forse la soluzione sta nel capire bene prima cosa ci si deve aspettare dallo studio universitario ( e qui ho trovato molto azzeccati i commenti sulla necessità di "accompagnare" gli studenti delle scuole superiori nella scelta e sulla necessità di creare interfacce tra scuola università e mondo del lavoro) e agire di conseguenza in base alla propria personalità. Aprire l'Università è giusto, ma è doveroso anche fornire tutti gli strumenti per poter comprendere il percorso universitario e per evitare di perdersi dopo!