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Quali sono, a vostro avviso, le ragioni per cui un'università dovrebbe essere aperta?

La domanda riguarda, in particolare, l'idea di "Università Aperta" proposta nella Dichiarazione di Wheeler (vedere la nostra homepage, oppure il sito dedicato (in inglese)). Quali sono le ragioni per cui un'università dovrebbe essere aperta? Quali motivazioni filosofiche, morali, economiche, tecniche potrebbero giustificare la decisione di "aprire" la conoscenza generata dall'università e seguire principi come quelli della Dichiarazione?

Università Aperta = Bene Comune

Un'università dovrebbe essere 'APERTA' per permettere a tutti gli studenti di accedere liberamente e gratuitamente alla conoscenza (per esempio accesso libero al materiale didattico, alla ricerca prodotta e ai software) e poter così accrescere il proprio bagaglio culturale ed approfondire le conoscenze all'interno del proprio ramo di formazione senza ostacoli di tipo economico o legati ad un sapere in forma 'privata'.
Il sapere e la ricerca contribuiscono a migliorare la crescita e la preparazione di tutti, soprattutto studenti, e non dovrebbero restare in mano a qualcuno o essere venduti a caro prezzo.
Il sapere e gli strumenti per accedere ad un solida preparazione universitaria dovrebbero essere considerati come un bene comune, sicuramente positivo.

Perché una università aperta?

Sono pienamente d'accordo.
Una università è prima di tutto una comunità di persone che studiano e fanno ricerca, nella quale l'accessibilità delle informazioni non può che fare bene. Purtroppo, soprattutto per certe discipline, questa pratica è ostacolata, oltre che da interessi patrimoniali, dal fatto che il sapere si trasmette in altri modi e da una certa diffidenza nei confronti della tecnologia.

università "aperta": più vivibile, più accogliente, più morale

Secondo la dichiarazione di Wheeler, una università aperta è un'università in cui la rete informatica riflette la natura aperta di internet. Ciò significa che le strutture informatiche dell'università devono rendere la stessa effettivamente accessibile a chiunque, studente o non, intenda porsi in comunicazione con le strutture didattiche e -punto spesso dolente- amministrative dell'ateneo.
Per ciò che riguarda il lato didattico, si osserva che i portali informativi interateneo (es, Klips per giurisprudenza) sono, tranne pochissime felici eccezioni, sottoutilizzati e sottostimati (quando non ignorati); i vari consigli di facoltà dunque dovrebbero essere sollecitati, in primis dagli studenti, a prendere atto della situazione e dell'anomalia della stessa, che non si traduce in altro che nello spreco di un potenziale enorme (di risorse, di tempo, di qualità della didattica..).
Per ciò che attiene invece il fronte amministrativo, credo non si possa ignorare l'esempio fornito dai modelli di siti della quasi totalità delle università straniere: ogni struttura amministrativa, ogni segreteria, dipartimento o centro è dettagliatamente illustrato (e facilemente reperibile sul sito) assieme ai contatti diretti dei responsabili delle singole materie o questioni, che effettivamente rispondono in tempi ragionevolissimi e in modo esaustivo. l'esperienza delle "segreterie virtuali" insomma funziona e nella maggioranza dei casi può evitare le gimkane e code kilometriche davanti agli sportelli, cui gli studenti italiani si sono pressochè rassegnati, risparmiando ad essi tutta la frustrazione dell'informazione da inseguire a fatica...

Perchè non usare le competenze presenti? Standard per i portali.

Sono assolutamente d'accordo, in primis per il fatto che esperienze simili già esistono e funzionano, ed in secondo luogo perchè ritengo che nell'università, sia poli che univ, le competenze per creare spazi come quelli sopra citati ci siano, senza nemmeno il bisogno di andare a cercare fondi e competenze altrove. Quale incentivo migliore allo studio, in ambito informatico, che non il dover progettare e realizzare, assieme a professori e altri compagni di corso, un portale di ateneo?

L'unico punto da ricordare riguardo ai portali di ateneo è che devono essere standardizzati oltre che accessibili liberamente. Ossia è inutile avere portali accessibili ma che poi si regolano su strutture e regolamenti diversi, cosa che inevitabilmente complica la loro accessibilità. Ragionare su uno standard per tutti i portali, che poi possa concludersi con un portale comprendente tutti i portali delle università italiane servirebbe sia agli studenti per migliorare lo studio e la comprensione di certi argomenti, sia a chi si deve immatricolare per riuscire a capire meglio e con più precisione le offerte formative che le università italiane dispensano.