April 20, 2009 da Universita Aperta
Come possono le università insegnare ad usare software liberi, quando i principali programmi (considerati standard dalle aziende) sono di tipo proprietario?
Cosa ne pensate?
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Il paradosso dell'accessibilita'
Secondo me le Universita' dovrebbero giocare di piu' sul fattore "informazione": i software liberi non sono ancora percepiti come una reale alternativa ai software proprietari! Paradossalmente, abbiamo software accessibili a tutti (in termini di utilizzo concreto) ma che non sono considerati accessibili dai piu'(in termini di informazione), o meglio, che sono considerati inutilmente complicati e davanti ai quali l'utente medio si sente smarrito. Se da una parte, ho un sistema operativo relativamente standard con il suo pacchetto di applicazioni ben definito, dall'altro ho una miriade di distro e programmi diversi, questo genera confusione...
Il presuppoto e' sballato. I software non sono tutti proprietari
Salve,
sono ingegnere informatico e lavoro nel campo dell'informatica da 7 anni.
Lavoro in una ditta che sviluppa programmi per il turismo e da 2 anni non uso software proprietario, in particolare per l'ufficio utilizzo Linux/Open Office, senza nessun problema. Come software di sviluppo utilizzo Java/Eclipse/CVS tutti open source.
L'unico software proprietario che non ha alternative open source valide di mia conoscenza è Autocad.
Occorre poi notare il totale fallimento di Windows Vista costato 10 miliardi di dollari e che nessuno vuole usare!
vi invito a recarvi presso qualsiasi edicola e comprare una rivista su linux: a 5 euro avete un sistema equivalente a windows xp+office che costano 300 euro!
www.bartolomeonicolotti.it
Software libero / proprietario
I processi di costruzione del software è lungo e complicato, ed in alcuni ambiti il controllo di qualità raggiunge livelli così alti e accurati che difficilmente un software libero può raggiungere. Parlo di applicazioni specifiche e safety-critical, nel campo dell'automotive, dell'aeronautica, della medicina, e così via : applicazioni cioè che richiedono livelli di complessità e affidabilità così alti che solo una rigida disciplina aziendale ed un capitale di investimento tipicamente aziendale possono sostenere.
Invece, per quanto riguarda le applicazioni di uso comune oppure non safety-critical, allora sono d'accordo con Bartolomeo Nicolotti: l'open source è una valida alternativa.
Tuttavia sono da indagare i rapporti tra open source e aziende, perchè spesso i prodotti open source sono scritti da programmatori di aziende che partecipano a progetti comunitari.
Quindi, direi che non sempre in università può essere adoperato (o prodotto) software libero,
perchè in alcuni ambiti solo il software proprietario risponde ai requisiti di sicurezza, affidabilità, precisione e complessità che i problemi della realtà aziendale presentano
Condivido i commenti
Condivido i commenti espressi, sicuramente l'Universita nel suo complesso (non solo gli studenti) puo' trovarsi con esigenze che un software open source non puo'risolvere (vedi il problema AutoCAD).
Tuttavia, per alcune applicazioni di uso comune, tipo editor di testo ed immagini, l'implementazione di programmi 'liberi' potrebbe essere meno traumatica di quanto si pensi. Promuovere l'utilizzo di openoffice e gimp sui computer a libero accesso collocati nelle strutture universitarie potrebbe essere un importante passo, no?
Proposte concrete
Probabilmente è così: se la pensi in questo modo, perché non creare una proposta di azione che vada in questo senso?
condivido anch'io
Condivido il commento di Corrado Druetta. E' esattamente ciò che penso: laddove sia possibile, l'università dovrebbe perseguire l'obiettivo di usare esclusivamente pacchetti software liberi. Ma, se le esigenze dei corsi/dei problemi da analizzare richiedono l'utlizzo di software proprietario, che ciò non sia demonizzato, perchè è la conseguenza di un'esigenza del mondo del lavoro.
Rimane aperta la questione: quale dovrebbe essere la fruibilità di software prodotto in cooperazione con enti privati ? A seconda del contratto con l'ente, oppure dovrebbe esserci una linea guida a livello, se non nazionale, almeno universitario/di facoltà ?
aderire alla filosofia open
Forse è proprio questo il problema: l'università nella realizzazione di software specifici dovrebbe cooperare con privati che aderiscono alla filosofia open source. Esistono molte realtà imprenditoriali che oggi sono aperte ai modelli di business open source( pensiamo alle imprese di Floss Piemonte a livello locale ad esempio), perché anche loro si sono resi conto da un lato della grande diffusione di questi strumenti e dall'altro dei vantaggi che questo sistema di sviluppo di software può offrire. L'università dovrebbe prediligere questi interlocutori, che magari sono in grado di fornire finanziamenti ridotti, ma che sono però in linea con i principi dell'Università aperta.
software libero più sicuro ed affidabile
Rilasciando software libero l'Università realizza l'obiettivo di favorire la diffusione della conoscenza.
Per abdicare a questa sua funzione dovrebbe avere un serio motivo che non trovo nell'argomento "maggiore sicurezza, affidabilità, precisione e complessità del software proprietario", palesemente contraddetto dai fatti.
Affidabilità
Software libero non significa necessariamente sviluppato gratuitamente, e quindi non significa nemmeno "pagato poco"(e quindi poco affidabile). Significa accessibile nella sua parte di codice, quando al contrario un software proprietario, proprio per quella rigida disciplina aziendale non può essere.
Per fare un esempio, OpenOffice, largamente usato negli ambienti di lavoro, è supportato e sviluppato dalla Sun MicroSystem, che di certo ha disponibilità di capitale e competenze necessarie per fare un prodotto di qualità.
Inoltre c'è anche un altra considerazione da fare: un software libero, ossia open source, è perfettamente controllabile, cioè chiunque(premesso abbia le basi tecniche necessarie) può capire il suo comportamento. Il che, secondo me, è un requisito di sicurezza indispensabile per un prodotto, specialmente se quello è safety-critical.
Bisogna sfatare il binomio Open Source = scarsa affidabilità, perchè non è sempre vero, anzi in molti casi risulta falso. Basta pensare a Mozilla Firefox ed il suo "concorrente" proprietario, Internet Explorer. Dubito che si possa sostenere l'affidabilità e la miglior fattura di un prodotto come IE...
Infine, sono daccordo con marco: le università sono centri di sapere. Ed un sapere non accessibile non è un sapere(e soprattutto non è un sapere democratico).
Concordo appieno
concordo pienamente col tuo intervento.
Qualità del software
A proposito di qualità del software segnalo questo prodotto per verificare automaticamente gli errori di un programma scritto in java:
http://javapathfinder.sourceforge.net/
è stato scritto con supporto NASA:
http://javapathfinder.sourceforge.net/about_us.html
ed è rilasciato con licenza OPEN SOURCE:
http://javapathfinder.sourceforge.net/legal.html
Ciao!
Linux bug report
Coverity è un'azienda che produce un prodotto per la verifica automatica del codice sorgente di programmi.
Per dimostrare le potenzialità del programma ha utilizzato i sorgenti del kernel di Linux rilevando alcuni errori che sono stati prontamente corretti dalla comunità Linux
Free Software Quality and Security Open Source Report
Linux Report
(Posted December 2004)
“So it’s now ‘officially’ all bug-free,” wrote Linus Torvalds after applying Coverity fixes to a recent release of Linux. Coverity contributes heavily to Linux quality and security. Over the past four years, Coverity has provided Linux with thousands of defects—including several security alerts. This report describes the overall quality of Linux with detailed information about the type and location of critical defects.
http://www.coverity.com/html/user_registration.php?doc=linux_report.pdf
Provate a fare la stessa cosa con software proprietario!
Ciao!
Penso sia fuori tema
Penso questi ultimi 2 interventi siano fuori tema, perchè questo non è forum tecnico :
si sta riflettendo sull' idea di software libero in universitario e proprietario in azienda
Aspetti tecnici
Penso che per prendere una decisione in merito all'uso o meno di uno strumento occorra valutare tutti gli aspetti, compresi quelli tecnici, altrimenti si tratta solo di tirare i dadi e dire "così è deciso". D'altronde la democrazia non dovrebbe essere anche un mezzo per prendere decisioni correttamente informate? Inoltre sono aspetti tecnici, ma non così marginali, in quanto sono 2 esempi di come la qualità del software open source possa essere facilmente verificata
Software libero e formati aperti
Utilizzando software libero e formati aperti le Università beneficiano la
collettività e realizzano i propri scopi istituzionali, infatti:
- favoriscono la diffusione e la condivisione della conoscenza e la riduzione
del divario digitale;
- utilizzano in modo ottimale il denaro pubblico;
- formano studenti che opereranno per rafforzare l'economia, la competitività
e l'indipendenza tecnologica dell'Italia;
- contribuiscono alla realizzazione dei valori fondamentali della nostra
Costituzione (uguaglianza, solidarietà e libertà d'informazione, d'iniziativa
economica e d'accesso alla cultura).
formazione e software
L'Università ha lo scopo di formare gli studenti.
Quando si insegna ad utilizzare software proprietario si svolge inevitabilmente anche una funzione di "informazione commerciale" che un'università consapevole del proprio ruolo non può assumere senza giustificarsi.
Inoltre, assumere questa funzione di formazione commerciale degrada anche il livello della formazione.
Infatti il software libero, per le sue caratteristiche (accessibilità del codice sorgente) è uno strumento ottimale per insegnare allo studente: permette allo studente di imparare e di capire cosa fa.
Poter scegliere
A proseguire il dibattito, io credo che a monte, l'università debba formare la capacità di scelta dello studente.
Se il polo didattico ci fornisce gli strumenti, le criticità e la capacità di scelta, questo si ripercuoterà sul futuro di chi andrà a formare le aziende: gli studenti stessi.
Su lunga gittata temporale si avrà quindi una popolazione di aziende, formate da persone che sanno scegliere il software che sia esso open oppure closed source ma con la giusta attenzione e soprattutto con obiettività.
Addentrandoci sulle azioni da intraprendere io critico chi riporta la non sostenibilità di un processo produttivo di software open source. Se le aziende mettono a disposizione alcuni elementi e le università altri, perchè essi non possono cooperare?
Io credo fortemente che le due "fazioni" possano divenire, se si cerca di legarle e farle lavorare assieme, una forza. Se esse continuano a ignorarsi, a cercare di prevalicare l'una sull'altra, non si convergerà a dei prodotti estesi, diffusi, standardizzati. SI darà sempre più potere a chi riesce a imporsi sul mercato IT.
L'AZIONE: Bisogna che l'università, che ha la possibilità e la giusta estraneità al conflitto di interessi tra soluzioni e prodotti informatici, intraprenda un percorso che porti a far lavorare assieme ambienti closed e open. Che inizi a mostrare all'industria la possibilità di cooperare per un bene comune: la crescita.
Opensource e closed source: perché no ?
Ritengo che la questione affrontata sia basata su due assunzioni non corrette e quindi, almeno in parte, non sussista.
Scopo dell'università è educare lo studente, non addestrarlo all'utilizzo di qualche particolare applicativo software. La scelta degli applicati da utilizzare negli atenei non dovrebbe dunque essere presa in funzione da ciò che "va per la maggiore" nelle aziende, sia esso opensource o meno, ma in base ad altri parametri come ad esempio la valenza didattica.
Si noti infine che l'assunzione che le aziende utilizzino esclusivamente software proprietario è sempre meno veritiera: ad esempio quelle che operano nell'ambito dei servizi web già oggi utilizzano applicativi opensource (es: il webserver Apache, il linguaggio PHP, i database server MYSQL e POSGRES, etc.).
Le università devono principalmente insegnare ad apprendere
Credo che la questione tra software proprietario e software libero non sussista in quanto il compito principale delle università è quello di insegnare ad apprendere e non a formare un dipendente per un'azienda specifica.
Per di più il presupposto closed = azienda non è corretto per tutti i settori industriali e il legame tende a diventare sempre più debole, anche grazie all'attuale situazione economica.
Inoltre, non ci sono due luoghi di lavoro che siano omogenei nell'uso del software e offrire agli studenti di provare qualcosa di differente da ciò cui sono comunemente esposti è uno spunto per aprirne le menti e permettere di imparare a generalizzare, cosa che è molto più rilevante ed utile nell'attività lavorativa.
Aggiungo ancora che il modo in cui si sviluppa il software open source è la cosa che più si avvicina al metodo scientifico, in cui ognuno può sviluppare nuova conoscenza a partire da quella esistente dandone adeguato credito, ed in cui un risultato di qualità insoddisfacente è immediatamente identificato ed eventualmente migliorato dall'attività di peer reviewing.