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E' giusto che le tasse universitarie siano usate (anche) per dare un'istruzione a chi non le paga? Cosa ne pensate?

Nel dibattere, considerate che, anche qualora tutti abbiano libero accesso alla conoscenza prodotta dalle università, non tutti avrebbero lo status di studenti e dunque non tutti potrebbero seguire le lezioni (?) e, soprattutto, diplomarsi/laurearsi presso l'università in questione (a questo riguardo: è giusto? ci sono alternative? questo si collega ad un altro problema, più legato all'accesso allo studio che alla conoscenza).

Certamente sì, ma io andrei ancora oltre...

>> E' giusto che le tasse universitarie siano usate (anche) per dare un'istruzione a chi non le paga? Cosa ne pensate?

Io più che porla in questi termini, porrei più giustamente la domanda: "E' giusto che, chi non può permettersi di pagare le tasse?". La risposta è sì. Sono un lavoratore studente, che si è iscritto dopo 11 anni dalla maturità. Le ccndizioni economiche della mia famiglia, mi hanno permesso di arrivare senza lavorare solo al diploma, pur avendo una gran voglia di farlo. Per me e mia mamma, portarmi all'università senza un lavoro, non solo voleva dire farsi carico dei costi dell'università, ma dover rinunciare ancora per almeno quattro anni a molte cose, la cui stragrande maggioranza erano anche di basilare importanza. Anche a tasse universitarie 0, vivendo all'epoca solo con la reversibilità di mio padre, parte della quale ci era stata tolta perché dopo i 18 anni (19 anni perché abbiamo ottenuto un anno di proroga), io per lo stato non avevo più diritto alla parte che aspettava a mia madre per me perché ero a carico suo, la vita da solo universitario per me sarebbe stato un icubo. Eppure ero bravo a studiare e mi sono riscoperto bravo anche oggi.
Il punto non è neppure quello di decidere se chi non può pagare le tasse può accedere all'università, quello ormai, e giustamente, è gia stato sancito e qui in Piemonte c'è l'EDISU che in qualche modo tenta di garantire il più possibile questo diritto, Semmai, per andare ancora oltre, la domanda giusta sarebbe ancora: "E' giusto aiutare con contributi sociali aggiuntivi le famiglie di quei ragazzi meritevoli, che, indioendentemente abbiano o no l'esonero alle tasse universitarie, non possono far altro che mandare o per lo meno tentare di mandare questi figli al lavoro per sopravvivere. Io a questa domanda, per esperienza personale, risponderei ancora sì.
Quanto alle possibilità di seguire le lezioni, ormai per la maggior parte dei corsi di laurea, grazie all'aiuto della Scienza Informatica che studio, questo problema dovrebbe essere superato, anche chi non può frequentare perché lavora come il sottoscritto, grazie a mezzi come moodle, videoincontri, video/audio-lezioni podcast, etc., può tenersi in pari quasi come se frequentasse, forse arriverà alla laurea in più tempo, ma almeno, ha più possibilità di riuscirci di un tempo.

Pienamente d'accordo

Sono anch'io studente presso il dipartimento di Informatica, sotto MFN, e sono pienamente d'accordo!
Le possibilità per seguire l'università a distanza ci sono, il problema della frequenza si può aggirare con molta facilità.
Quindi tutti devono poter accedere allo studio, e proseguirlo, nel caso risultino meritevoli. Il sapere e la cultura non possono dipendere da uno stato economico, altrimenti le stesse basi su cui noi fondiamo la democrazia si sgretolerebbero istantaneamente.
Il diritto allo studio, inteso nel senso più completo, quindi come possibilità di accesso universale ai corsi di laurea, è la linfa vitale di una democrazia. Una democrazia pensante e che si rinnova, al posto di una democrazia che senza quell'elemento diventerebbe sempre più vecchia, gerarchica e statica, con le masse preda di facili illusioni.

Proposte specifiche in questo campo?

Pensate ci possano essere specifiche proposte per raggiungere l'obiettivo di un concreto diritto allo studio? In particolare, pensate che la Dichiarazione di Wheeler dovrebbe tenere conto di questi aspetti?
Sarebbe interessante avere una vostra proposta in merito!

"Tasse Universitarie" o "Contribuzione Studentesca"?

Con il mio intervento voglio recuperare un termine che personalmente giudico più appropriato: "contribuzione studentesca" al posto di "tasse universitarie". Ovvero gli studenti contribuisco al bilancio di Ateneo per migliorare la propria condizione all'interno dell'università, sia in termini di didattica sia in termini di servizi.
Quindi la domanda che porrei è: tutti gli studenti devono contribuire a migliorare la propria condizione all'interno dell'università? Naturalmente NO. Questo è un aspetto legato esclusivamente alle condizioni economiche del proprio nucleo familiare.
In merito a questo, ho fatto uno studio, dal quale è emerso che a Torino (per entrambi gli Atenei) abbiamo un sistema di tassazione che paradossalmente penalizza i redditi più bassi. Ovvero la retta universitaria ha un incidenza molto più alta (6-8%) sui redditi bassi rispetto ai redditi medio-alti (1-3%).
Si dovrebbe pertanto introdurre un esenzione totale per gli studenti che arrivano da famiglie con un reddito al di sotto di una certa soglia. Questo secondo me rappresenta il primo passo per iniziare ad abbattere barriere all'accesso nel mondo della formazione universitaria.

Discorso ben diverso è ciò che ruota attorno al concetto di welfare universitario, ovvero borse di studio, mense, residenze universitarie, accesso all'arte e alla cultura in generale, centri sportivi ecc. Ma questa è un'altra storia.

sicuramente Contribuzione Studentesca

Sulla seconda parte di questo punto mi sento di esprimere una certa disapprovazione. Il concetto di reddito è un concetto molto relativo: fa reddito (sulla carta) una seconda casa, terreni agricoli ecc e ti posso dire per esperienza personale che questa forma di reddito in parte virtuale (patrimonio non sempre è uguale a reddito, giuro che da studente non riesco a coltivare frutta e verdura nei miei 2 terreni) mi esenziona ogni anno da qualsivoglia forma di sussidio, nonostante io sia uno studente fuori sede a 1300 Km dalla mia residenza -per dovere d'esattezza l'unica forma di sostegno della quale posso benificiale è una riduzione delle tasse per merito che copre però qualcosa come il 5%- . Non dubito della veridicità dei dati da te forniti, invito però a valutare quanto sia giusto ragionare in termini percentuali su 2 fasce la più alta delle quali ha upperbound illimitato, a contrario della più bassa che invece è chiusa: 1700 € è quasi niente per chi ha introiti a 6 cifre, non certo per chi ha uno stipendio annuo di 30mila € e affitti da pagare ecc ecc. Se non mi trovate daccordo quindi sulla seconda parte, alla luce di quanto esposto non posso che non essere ancora in disaccordo sul "NATURALMENTE NO" della prima parte! Bellissima e giustissima la proposta della contribuzione studentesca in didattica e servizi ma, a questo punto visto che è lo studente a dover metterci di suo, non vedo perchè voler continuare a creare distinzione... Tanto per incasinare ancora di più il contorto sistema e renderlo ancora più coreografico, si potrebbe introdurre un meccanismo di DEBITI: lo studente deve svolgere attività extra di collaborazione durante l'anno per saldare i debiti iniziali che esso possiede, che al più possono essere ridotti in base esclusivamente al merito scolastico dell'anno precedente e altri parametri che però onestamente non credo possano riferirsi in alcun modo al reddito. Tali attività possono essere inserite in settori di collaborazioni alla didattica e alla ricerca, organizzazione di eventi e sviluppo di progetti, e penso che di questo non potremmo che beneficiarne tutti, a prescindere dal reddito...

sicuramente contribuzione studentesca (proposte).

SITUAZIONE ATTUALE.
Come tutti sappiamo oggi esiste un sistema di tassazione (contribuzione) suddiviso per fasce di reddito (sia al Poli che all'Unito, con differenti fasce di riferimento). Ad ogni fascia di reddito corrisponde una retta da versare al proprio Ateneo.
Per legge l'unico indicatore che individua la situazione economica dello studente (e quindi la corrispondente fascia) è l'ISEE.
Inoltre le entrate a bilancio degli Atenei derivanti dalla contribuzione studentesca non possono superare il 20% del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) che ricevono dallo stato.
CONSIDERAZIONI.
Voglio subito dire che non esprimo nessun suggerimento in merito al metodo con cui viene stabilito il reddito familiare dello studente, anche perchè non ho ne gli strumenti ne le competenze per farlo. Sono però convinto, per le stesse ragioni di Alberto, che l'indicatore ISEE non rappresenta lo strumento ottimale per misurare il reddito.
Tuttavia, qualsiasi sia la scala su cui viene misurato il reddito, indubbiamente il sistema attuale è ingiusto perchè va a penalizzare chi è inserito nelle fasce di contribuzione più basse, in quanto, come ho già detto nel mio precedente intervento l'incidenza della retta per le fasce basse è più alta rispetto alle fasce di contribuzione più alte (questo lo potete verificare dal regolamento tasse dei due atenei).
PROPOSTE.
Secondo me bisognerebbe:
1) modificare i criteri di calcolo dell'indicatore ISEE, in modo da avere un indicarore che fornisca la situazione di reddito reale delle famiglie;
1) eliminare l'attuale sistema a fascie di contribuzione;
2) introdurre un reddito di riferimento minimo al di sotto del quale lo studente è totalmente esente dal pagamento delle tasse;
3) indivuduare un coefficiente, tarato in modo oppurtuno, da moltiplicare all'ISEE per ottenere la corrispondete retta da pagare. Quindi ogni studente paga una retta personalizzata in base al proprio reddito. In questo modo l'incidenza risulterebbe la stessa per tutti gli studenti;

Sono convinto che con questo sistema, come dice la nostra costituzione, si abbatterebbero tutti gli ostacoli di natura economica e sociale. E questo compito spetta ai nostri atenei, in quanto istituzioni pubbliche (speriamo per sempre, considerata la possibilità per le nostre università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato).